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Data/Orario
Data/e - 06/11/2018
4:30 pm - 6:00 pm

Luogo
Atman Yoga Shala

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Il segreto dell’esistenza non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive”  Fëdor Dostoevskij

Chi vive senza uno scopo vive senza gioia” Mère

Scrive Purnananda Zanoni nell’introduzione al libro “Tantra – Lo Śivaismo delKaśmīr”:

“Non deve confondere quando leggiamo che lo Śivaismo del Kaśmīr è una filosofia. La filosofia indiana è diversa da quella occidentale, perché mentre quando si parla di filosofia occidentale si parla di qualcosa di teoretico, speculativo, sistematico, analitico, deduttivo, accademico, a volte astratto (spesso incomprensibile ai più), la filosofia indiana invece è intuitiva, induttiva, sintetica, un tutt’uno con l’esperienza della vita, con la fede religiosa, con l’etica, con la psicologia, con l’attenzione per il sociale, con la pratica spirituale (sādhanā) per la salvezza (la liberazione), che è prima di tutto uno stile di vita e comprende tutto ciò che riguarda la triade fondamentale della realtà: l’Uomo, Dio, il Cosmo.

Questa corrente filosofica, chiamata Śivaismo del Kaśmīr, che viene definita la filosofia centrale del Tantrismo, per molti aspetti rappresenta l’apice della millenaria saggezza dell’India. Come sappiamo ci sono due filoni principali della sapienza indiana: la śruti (che significa audizione, rivelazione e conservazione nella memoria) e la śmṛti (legata alla scrittura) che, tralasciando altre importanti scuole come quelle buddhiste, corrono lungo i due versanti dell’unica Tradizione culturale e religiosa. Il primo è quello vedico (l’induismo brahmanico) ovvero dei sei sistemi dottrinali scolastici ortodossi (che sono sei solo convenzionalmente ma in realtà sono di più): sāṃkhya, yoga, vaiśeṣika, nyāya, pūrva mīmāṃsa vedānta¸ l’altro è quello degli Āgama e dei Tantra (l’induismo tantrico).
La collocazione temporale (molto relativa sotto l’aspetto filologico per l’India che bada più a cosa si dice che a quando lo si è detto e da chi) del tantra non è meno riconducibile agli albori della civiltà del subcontinente di quella vedica e aborigena dravidica, ma la sistematizzazione di questi scritti è avvenuta mille anni fa o poco più. Questo ha permesso allo Śivaismo del Kaśmīr di arrivare per ultimo, dopo che la tradizione di tutte le conoscenze rivelate e tramandate si era sedimentata da secoli grazie agli studi dei ricercatori e nella coscienza della gente.

Molti studiosi considerano lo Śivaismo del Kaśmīr l’apogeo dell’esperienza filosofica e metafisica di ogni tradizione sapienziale umana, di tutti i tempi e luoghi fino ad oggi conosciuta. Come sappiamo l’indagine metafisica occidentale a partire dalla seconda metà del primo millennio, a causa dell’oscurantismo perpetrato dal cristianesimo, ha abbassato la saracinesca e se l’uomo di oggi desidera esplorare questi territori spesso deve andare in Oriente (la metafisica e la mistica Sufi, induista, buddhista, Taoista, Zen, ecc.).

Ma il tantra è attuale anche per altre ragioni. Assistiamo da qualche decennio ad una propagazione delle teorie della cosiddetta New Age, che fanno tanta presa sugli animi assetati di verità, sensibili ai segreti dell’esistenza del mondo visibile e invisibile, formale e informale, manifesto e immanifesto. Ebbene, lo Śivaismo del Kaśmīr pensa che l’uomo funzioni come l’universo e che la coscienza sia creativa (Dio crea l’universo e io posso modificarlo), proprio come una new age ante litteram per il suo indulgere ai concetti di ritmo, energia, potenza, forza, vibrazione, frequenza, suono, poteri, onde, corpi sottili e simili.

Anche la fisica quantistica ne è la conferma con le sue teorie apparentemente antinomiche come l’universo olografico [Tutto è Uno di Michael Talbot] e il multiverso o la gemmazione degli universi, il campo unificato e il continuum discreto (la costante di Planck), le superstringhe e la stringa unica, il bosone di Higgs e l’entanglement, la schiuma quantica stocastica (il principio di indeterminazione) e le undici dimensioni, e chissà quant’altro. Tutte ipotesi già previste dai veggenti migliaia di anni fa [Il Tao della fisica di Fritjof Capra].

Solo per fare un esempio, anche un racconto mitico del Vangelo potrebbe essere commentato esaurientemente con le categorie tantriche. La trasfigurazione. Gesù prende con sé tre apostoli (rappresentano l’uomo ignorante) e sale su un monte; segue una veglia di preghiera (meditazione profonda, un samāveśa) e Gesù appare ai discepoli in compagnia dei profeti Mosè ed Elia. Dopo un po’ i volti e le vesti di questi diventano bianchi, sfolgoranti. Pietro, Giacomo e Giovanni sono sconcertati, vorrebbero stare lì in eterna contemplazione, ma poi ritornano alla loro realtà (la realtà ordinaria, relativa, di superficie, mortale) di dormienti. Che cosa vuole rivelare l’evangelista? Gesù ci mostra la sua vera natura e poiché il Padre conferma questa natura divina suggellata dalla relazione padre-figlio, qual è dunque questa natura divina? È la luce: Dio è luce e il Figlio è luce. Ora, dal momento che il Figlio, grazie all’incarnazione, è l’archetipo principiale di tutti gli uomini, ne consegue che la natura dell’uomo è la luce, cioè una vibrazione che non è materiale ma ideale della sostanza del pensiero (divino). La parola Dio viene dal sanscrito dyaus (dyauttra = luce), che poi diventa anche Théos, Deus e per noi Dio. Dyaus vuol dire luce. Dio è Luce, noi siamo Luce.

Prendiamo un altro tema cruciale per dare dei punti di riferimento nella nostra vita come genere umano. La creazione. È ovvio che nulla può essere creato ex-nihilo. Il mondo è eterno, è un’emanazione continua. Per il tantra la creazione è un immenso infinito “atto d’amore”, un accoppiamento cosmico che, su scala umana, viene esaltato, sacralizzato, ritualizzato e preso a simbolo della Realtà, la cui natura è: “cit”, la Coscienza, il soggetto (come pure l’oggetto) è sia Śiva che Śakti, il Dio e la Dea, che nell’amplesso sono uniti nell’Uno che è consapevolezza assoluta; “ābhāsa”, in quanto nell’apparenza questi “sembrano” essere due; “icchā”, la volontà, il desiderio di compiere l’atto; “jñāna”, la conoscenza immaginativa, nell’atto c’è la profonda convinzione di realizzare ciò che si vuole essere e fare veramente; anche a livello di “vimarśa”, l’ideazione dei movimenti; “kriyā”, il dinamismo, l’atto d’amore non è passività ma azione spontanea; “spanda”, vibrazione, i corpi fremono nella sacralità dell’atto; “svātantrya”, libertà, in quel momento gli amanti sono assolutamente liberi da tutto e da tutti e possono fare tutto ciò che vogliono; “vāc” parola e “śabdha” suono, quante parole e gemiti si dicono e si sentono nell’atto d’amore; “līlā”, il gioco, tutti i giochi d’amore che si fanno, e il fare l’amore non è forse un gioco; “yoga”, unione, l’unità con l’amato, con il tutto e con il Divino, la soppressione/sospensione delle modificazioni della mente (lo yoga è lo stato intransitivo del mentale), nell’amplesso la mente viene annullata, semplicemente si è ciò che si è, l’ego sparisce emerge solo il Sé che culmina nell’attimo eterno dell’“ānanda”, la beatitudine, gioia sublime, appagamento totale: l’io (l’ego) non c’è più, ma solo l’amore: uscire dal tempo per entrare nell’eternità. Il mondo viene trasceso dall’amore che diventa meditazione spontanea (sahaja samādhi).

La filosofia e la teologia dello Śivaismo del Kaśmīr sono molto facili e dirette, basta entrare un po’ per volta nella dinamica del linguaggio che è sacro tanto quanto la materia trattata. Se si riesce a fare uno spazio nella propria intelligenza e coscienza per accogliere questa nuova e diversa visione della realtà e dell’esistenza il guadagno sarà estremamente più importante dello sforzo fatto.”


Il Corso di Śivaismo del Kaśmīr secondo gli insegnamenti di Adinathananda, che verrà introdotto con questa conferenza, parla di una verità eterna e smuove i sentimenti più profondi nel cuore dell’uomo, consapevole che la sua coscienza individuale si riconosce (pratyabhijñā) nella Coscienza universale e può sperimentare lo stato permanente di gioia, libertà, amore, bontà, calma, pace e non-ego che sono i valori supremi della persona.

Martedì 6 Novembre 2018, dalle 16.30 alle 18.00 presso InFusion

Salita della Tosse 7r – 16121 Genova – Ingresso libero

Il corso si terrà regolarmente ogni Martedì dalle 16.30 alle 18.00. Contributo richiesto: 25€ al mese. Occorre essere iscritti all’associazione, con versamento della quota annuale di 30€. 

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