Lo shivaismo viene considerato il più antico cammino spirituale del mondo. In India lo shivaismo ha un’età millenaria, in base ai reperti archeologici di Mohenjo Daro e Harappa che ne rivelano una storia addirittura precedente il calcolitico (V-VI millennio a.C.).

Shiva rappresenta quella ipostasi di Dio che si manifesta quale il Grande Iniziatore o il Grande Salvatore degli esseri limitati ed ignoranti. Ogni sincera e frenetica aspirazione verso lo stato di liberazione spirituale di fatto è rivolta a questo aspetto salvifico di Dio, con il nome di Shiva (“Il buono e blando”). Ogni manifestazione della Grazia Divina, indispensabile per raggiungere lo stato di liberazione spirituale, è strettamente legato a Shiva. Per questo si può affermare il fatto che lo shivaismo si ritrova, sotto diversi nomi, ovunque sia fiorita una tradizione spirituale. 

In India ci sono 6 forme principali di shivaismo, di cui tre sono essenziali: VIRA-SHAIVA, diffuso prevalentemente nella zona centrale dell’India; SHIVA-SIDDHANTA nel sud e ADVAITA-SHIVA, la forma più pura ed elevata di shivaismo, nel Kashmir, a nord dell’India. Apparso nel IX secolo, in un panorama religioso dominato dal Buddismo e dallo Shaktismo tantrico, nasce e fiorisce la scuola shivaita che prende il nome dalla zona geografica di origine.

Una via di spontaneità del Cuore

La serenità che infonde questa paradisiaca regione, ha contribuito alla comparsa di un pensiero filosofico altrettanto quieto e incantevole. I filosofi del Kashmir, a differenza di molti altri hanno rinunciato a discipline ascetiche ed etiche “integraliste” incentivando pratiche efficaci e piacevoli denominate Shivayoga (ispirato al già noto Raja Yoga), pervase da uno stato di amore purissimo verso Dio e congiunte ad un sentimento di intima unione con il Tutto.

La vita nella valle del Kashmir così piacevole, calma e priva delle numerose afflizioni cui erano sottoposti i popoli indiani a causa del clima e della siccità, ben si è riflessa nella tradizione shivaita, che non sollecita la pratica di rigorose austerità fisiche e mentali bensì suggerisce dei percorsi di meditazione spontanea e di graduale sublimazione delle emozioni e degli istinti grossolani.

La tradizione shivaita afferma che Shiva stabilì 64 sistemi o filosofie. Dato che molte di queste andarono perse, Shiva chiese al saggio Durvasa di rinverdirne la conoscenza. Quest’ultimo diede alla luce tramite la forza mentale tre figli e li incaricò di tramandare le 3 filosofie: affidò a Tryambaka la filosofia monista, ad Amardaka quella dualista, e a Srikanta l’ideologia monista-dualista. Proprio dal primo dei tre, Tryambaka, ebbe origine lo Shivaismo del Kashmir. Si narra che lo stesso Shiva decise poi di risolvere le differenze tra le tre ramificazioni, allontanando le influenze dualiste.

La tradizione

La tradizione dello shivaismo kashmiro è stata trasmessa per molti secoli solamente da Maestro a discepolo, “da bocca a orecchio”. La prima opera fondamentale dello shivaismo, attribuita a Vasugupta (il primo iniziato in questa via spirituale, che ha vissuto tra la fine del VII secolo e l’inizio del IX secolo d.C.), si chiama Shiva Sutra ed è una raccolta di aforismi lapidari e completamente ermetici per il non iniziato; essa presenta le tre vie cardinali che portano alla liberazione spirituale: la Via di Shiva (Shambavopaya), la Via di Shakti o la Via dell’Energia (Shaktopaya) e la Via dell’essere limitato (Anavopaya).

Vasugupta menziona che non ha scritto lui lo Shiva Sutra, ma che lo ha trovato scritto su una roccia che si è sollevata dall’acqua e che è nuovamente sprofondata sott’acqua subito dopo aver letto e memorizzato quello che ci stava scritto.

Tutta la tradizione (shastra) shivaita kashmira scritta si può suddividere in tre rami: Agama shastra, Spanda shastra Pratyabhijna shastra

abhinavaguptaAGAMA SHASTRA

A questa Shastra appartiene lo Shiva Sutra, chiave di volta di tutto lo Shivaismo, attribuito al saggio Vasugupta. Comprende in generale le opere considerate di ispirazione divina, come: Malinivijaya Tantra, Vijnana Bhairava Tantra, ecc.

SPANDA SHASTRA

Comprende lo Spanda Karika, opera sempre attribuita a Vasugupta o al suo discepolo Kallata (circa 850-900 d.C.). Quest’opera approfondisce i principi dello Shiva Sutra.

PRATYABHIJNA SHASTRA

contiene opere di ordine metafisico, aventi un alto livello spirituale (è quella meno accessibile). In questa categoria le opere più importanti sono lo Shiva Drishti, opera di Somananda (discepolo di Vasugupta), il Pratyabhijna Sutra opera del suo successore Utpaladeva (circa 900-950 d.C.), che scrisse anche l’Ishvara Pratyabhijna; altra opera è la Pratyabhijna Vimarshini, commento al testo precedente.

Ci sono molte scuole importanti dello shivaismo e le più elevate sono raggruppate nel sistema Trika. La parola “trika” significa in sanscrito “trinità” o “triplo”, sottolineando l’idea essenziale che assolutamente tutto abbia una triplice natura. Questa trinità la possiamo esprimere con: Shiva (Dio), Shakti (la Sua energia creatrice fondamentale) e Anu (l’individuo, la proiezione limitata della divinità).

Trika comprende diverse scuole spirituali:

  • Krama – in sanscrito “processo”, “ordinamento”, “successione ordinata”;
  • Kaula (o Kula) – in sanscrito “comunità”, “famiglia”, “totalità”;
  • Spanda – termine che indica la Suprema Vibrazione Creatrice Divina;
  • Pratyabhijna – termine che si riferisce al “riconoscimento diretto” dell’Essenza Divina.

Questi rami della tradizione shivaita sono stati genialmente sintetizzati e unificati dalla più illustre personalità, dal più grande realizzato spirituale di questo sistema, il saggio liberato Abhinavagupta. La sua opera più importante, il Tantraloka, scritta in versi, unifica tutte le apparenti differenze tra i rami o le scuole dello Shivaismo kashmiro, offrendo una visione coerente e completa del sistema. Rendendosi conto della difficoltà di questa opera, Abhinavagupta ha scritto una sintesi in prosa, detta Tantrasara (“La Suprema Essenza del Tantra”).

Del grande saggio Abhinavagupta si dice che sia stato una manifestazione di Shiva. Ancora oggi viene unanimemente accettato come uno dei più grandi filosofi ed esteti dell’India. Nonostante l’India abbia avuto diversi esteti, Abhinavagupta rimane unico per la sua magistrale sintesi realizzata su tutte le visioni e le teorie esistenti fino al suo tempo, offrendole con una prospettiva molto più vasta e profondamente spirituale.

Abhinavagupta è nato circa attorno all’anno 950 d.C. e visse fino all’XI secolo. Si dice che ad un certo punto sia partito insieme ad un numeroso gruppo di discepoli in una grotta per meditare e che non siano mai più tornati (traslatando in un’altra dimensione).

Il continuatore di Abhinavagupta è stato Ksemaraja, suo discepolo diretto e il più importante. Poi, lentamente, la tradizione segreta dello shivaismo nel Kashmir si è spenta. È poi riapparsa circa 300 anni dopo nel sud dell’India, dove vissero alcuni grandi iniziati: il celebre Jayaratha, che ha magistralmente concentrato il Tantraloka, come pure il visionario Bhattanarayana, autore del poema iniziatico di grande profondità, lo Svatacintamani (Il santuario misterioso del gioiello dell’Amore Divino). 

Lo Shivaismo kashmiro è molto vicino al Cristianesimo autentico. Infatti come nel cristianesimo, qui l’accento viene posto sulla Grazia di Dio (lo Spirito Santo del cristianesimo) e sul risveglio del Cuore (Essenza). Ci sono testimonianze secondo le quali Gesù, dall’età dei 12 anni fino ai 30 anni, sia stato in India e in Tibet, rimanendo molto tempo in Kashmir (secondo alcuni documenti ritrovati in Tibet). C’è un’evidente somiglianza tra molti aspetti della tradizione cristiana autentica e lo shivaismo.

Lo Shivaismo kashmiro ha inoltre delle influenze tantriche. Anche qui, come nel tantrismo, ritroviamo l’idea fondamentale del misterioso legame di tutto con il tutto, tra i diversi aspetti della creazione, come un modello olografico dell’universo. In questo modo, l’universo è una gigantesca rete di risonanze virtuali che si stabiliscono tra ogni punto (“atomo”) dell’Universo e tutti gli altri “atomi”. Cosi, conoscendo profondamente un singolo aspetto (“atomo”) dell’Universo possiamo conoscere il tutto, l’universo intero, in quanto tutto è risonanza. All’ora attuale, la risonanza è un concetto sempre più discusso e considerato nella scienza e nella cultura contemporanea.

La letteratura kashmira offre una comprensione profonda e minuziosa della psiche umana e la definizione del Kundalini-siddha-yoga utilizzato come mezzo per il risveglio del proprio sé. Questa metodologia, strettamente monastica, pone un accento sulla meditazione e sulla riflessione personale.

La creazione dell’anima individuale viene definita tramite il termine abhasa ovvero “un bagliore di Shiva al di fuori di Se stesso”. Attraverso la sua Shakti (energia, vibrazione), Shiva realizza le azioni di creazione, mantenimento, riassorbimento, rivelazione e occultamento. 

Le 3 vie di realizzazione

Tra i mezzi utili per raggiungere la rivelazione del proprio Sé, lo Shivaismo del Kashmir contempla anche la conoscenza (jnana) e la devozione (bhakti). La pratica spirituale (sadhana) conduce l’aspirante alla comprensione del fatto che il sé individuale altri non è che Shiva, ovvero il Sé e Dio sono una e la stessa sostanza.

La tradizione kashmira, descrive tre tappe (upaya) che conducono l’aspirante alla realizzazione del proprio sé. Esse non si rivelano necessariamente sequenziali, in quanto il loro attraversamento dipende dal grado di evoluzione dell’adepto.

La prima tappa è Anavopaya, o la via dell’individuo (anu), nella quale l’aspirante purifica il proprio essere tramite l’agire (kriya shakti) sul piano fisico, includendo pratiche di posture yoga (asana), il controllo della respirazione (pranayama), alcune forme di meditazione, ma anche rituali, yantra, ecc..

La seconda è Shaktopaya ovvero, la via dell’energia, capace di alchimizzare il nostro mondo interiore; richiede il controllo perfetto di pensieri ed emozioni, laddove predomina l’energia della conoscenza (jnana shakti), che permette di realizzare importanti salti spirituali.

La terza è Shambavopaya, o la via di Shiva, della coscienza, nella quale l’adepto ha già un livello tale che grazie alla sua volontà (iccha shakti) o alla sua aspirazione irrefrenabile, riesce a raggiungere rapidamente lo stato di coscienza suprema. Richiede un ardore ardente di amore per il divino e la capacità di entrare spontaneamente in uno stato di vuoto beatifico.

Oltre alle tre summenzionate, esiste una quarta via chiamata Anupaya, la via “senza mezzi” nella quale il praticante non compie nessuna pratica e rimane focalizzato nel proprio essere, nel proprio sé, ora già fuso con il Tutto (paramatman).

Tutte queste “vie”, genialmente sintetizzate da Abhinavagupta, sono in realtà l’espressione del nostro livello di coscienza: più la nostra aspirazione è ardente e più la grazia divina può essere colta, permettendoci così, da qualunque livello ci troviamo, di rivelare la nostra natura ultima, profonda, il nostro sé supremo ed immortale, atman.

Lo Shivaismo ai giorni nostri

Nonostante diversi maestri rinomati, l’isolamento del Kashmir e il dominio musulmano hanno bloccato l’espansione di questa filosofia shivaita. Oggigiorno, i ricercatori stanno portando alla luce numerosi reperti molto utili alla comprensione del sistema. La tradizione parampara è stata rappresentata nel nostro secolo da Swami Brahmacharin Lakshman (Lakshmanjoo), che ha vissuto fino al 1992, ultimo continuatore della tradizione shivaita del Kashmir.

Nello yoga, il contributo portato dal professore di yoga Gregorian Bivolaru è essenziale, in quanto è stato lui ad introdurre per la prima volta il concetto attuale di risonanza nello yoga, che permette di conoscere e strutturare in maniera estremamente chiara tutto il sistema yoga, come pure lo shivaismo. 

Attualmente, tra i principali conoscitori di questa sublime via di trasformazione spirituale, citiamo Mark Dyczowski che insegna a Varanasi, e Nicolae Catrina (Adinathananda), fondatore di un approfondito corso sistematico di Shivaismo del Kashmir in Europa, che da oltre 20 anni tiene regolari lezioni settimanali, unendo gli aspetti teorici ad esemplificazioni spirituali e alla conoscenza diretta degli insegnamenti autentici.

Il nostro corso di Shivaismo è sotto la guida diretta di Adinathananda, che ancora oggi tiene diversi corsi in giro per l’Europa. 

 

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