La tradizione spirituale dei Daci

L’espressione “spiritualità dacica” è sempre più utilizzata ultimamente, costituendo uno dei tanti segni che riflettono l’inizio del risveglio spirituale del popolo rumeno, nel contesto dell’alba dell’Età dell’Oro, chiamata Satya Yuga nella tradizione indù.

Dobbiamo notare che questa espressione ha acquisito nella comprensione di molti una connotazione storica, legata al periodo in cui vissero alcune personalità di spicco come Burebista, Decebal, Deceneu, Zamolxis e ad alcuni luoghi con una speciale carica spirituale situati in montagna, come Sarmizegetusa. Va però premesso che, in seguito di studi approfonditi, una schiera di ricercatori rumeni e stranieri abbozzò negli ultimi decenni del secolo scorso l’ipotesi che migliaia di anni fa (tra 8.000-3.000 a.C.), l’area dei Carpazi fosse sede di una civiltà e di una spiritualità estremamente elevate.

Fu la ricercatrice Marija Gimbutas a registrare nel suo lavoro “Civiltà e Cultura”, nel 1987, che “la Romania è il cuore di quella che ho chiamato “Antica Europa”, un’entità culturale e spirituale tra il 7.500 e il 3.500 a.C., incentrata su una società teocratica pacifica, amante e creatrice d’arte, che precedette (!) le società guerriere dell’età del bronzo e del ferro.

Sarmizegetusa

Le sorprendenti scoperte archeologiche effettuate in Romania e nei paesi vicini dopo la seconda guerra mondiale, associate alla datazione al radiocarbonio, evidenziano l’importanza degli inizi dell’antica cultura europea, una cultura di una società agricola. È diventato evidente che questa antica civiltà europea precede quella sumera di quasi alcuni millenni. Questi dati rendono impossibile l’ipotesi secondo la quale la civiltà guerriera e violenta dei Sumeri fu la più antica del globo. Nell’antica Europa non esistevano fortificazioni elaborate né armi da guerra. L’assenza di raffigurazioni di una civiltà guerriera riflette una struttura sociale in cui sia gli uomini che le donne agivano allo stesso modo per il bene comune.

 

L’antica Europa fu una società spiritualmente evoluta!

L’antico periodo della spiritualità dell’Antica Europa fu un periodo di vera armonia, corrispondente ad una vita vissuta in piena armonia con le benefiche energie creative della Natura. Dobbiamo d’ora in poi riconoscere le realtà e lo stile di vita corrispondenti alla tradizione spirituale degli antenati, che significava molto più che macinare, raccogliere e cuocere il pane o costruire case. È importante integrare nel campo della conoscenza autentica le conquiste degli abitanti di allora, che furono costruttori di templi, produttori di ceramiche mirabilmente dipinte e di oggetti di culto, creatori di sculture e figure rappresentanti divinità nei più svariati aspetti, organizzatori e partecipanti a rituali spirituali.

Occorre riconoscere il significato della civiltà della Vecchia Europa come parte della storia e come premessa per il risveglio nel popolo rumeno di alcuni valori spirituali specifici, ai quali ciascuno di può accedere e che possono trasformarci profondamente da un punto di vista spirituale”.

Gli argomenti portati a sostegno di questa ipotesi sono interdisciplinari: archeologico, antropologico, geografico, geologico, linguistico e spirituale. Il noto studioso rumeno Nicolae Densușianu, nel suo libro “Dacia preistorica”, ha ripetuto le menzioni fatte dagli antichi scrittori circa l’antica esistenza nell’area danubiana di un popolo che possiamo considerare primordiale, caratterizzato da un elevato livello di spiritualità (Pelasgi o Iperborei), da cui sono attratti tutti i popoli europei.

Densușianu annota nella sua opera:

“(I Pelasgi) furono i primi a riunire in società le famiglie e le tribù sparse per le caverne, per le montagne e le foreste, fondarono villaggi e città, formarono i primi stati, diedero leggi ai loro sudditi e introdussero i loro popoli più gentili stile di vita… Per il popolo greco, i Pelasgi erano “il popolo più antico della terra”. La loro razza sembrava così arcaica, così superiore nelle concezioni, forte nella volontà e nelle azioni, così nobile nella morale, che le tradizioni e i poemi greci attribuivano a tutti i Pelasgi il nome di dioi – i divini, che veramente hanno meritato per le loro doti fisiche e morali.”

Nell’ambito del suo studio di post-dottorato, Marija Gimbutas, professoressa dell’Università della California a Los Angeles, sulla base delle sorprendenti scoperte archeologiche effettuate nell’area dei Carpazi e dei Pericarpazi (oggetti in ceramica, statuette, strumenti e altri reperti neolitici), ha compilato una mappa, pubblicata nell’opera “Dee e Dei dell’Antica Europa”, che evidenzia che 7.000 anni fa, l’unico spazio abitato in Europa comprendeva l’attuale territorio della Romania e le zone limitrofe.

D’altronde, nell’opera molto più antica, dell’inizio del secolo scorso, dello studioso rumeno Nicolae Densușianu intitolata “Dacia preistorica”, si evidenzia, a partire da alcune fonti folcloristiche (canti natalizi e miti) la presenza nello spazio geografico rumeno di un’area sacra, che è legata al “tridente” formato dal Danubio alla sua sorgente, nonché ad un’isola che nella tradizione greca era chiamata Leuke o Isola Bianca, oggi l’Isola dei Serpenti. Di quest’isola, antiche tradizioni, soprattutto quella greca, affermano che ospitasse un tempio ciclopico, un monastero con nove altari, poeticamente chiamato nei canti rumeni “Mănăstirea albă, dalba Mănăstire”. Questo monastero aveva “nove altari, nove porte, nove soglie, nove posti, e in esso ardevano nove candele, nove colonne di cera, nove colonne di incenso, nove colonne di torce”. La leggenda afferma che la santa preghiera dei sacerdoti (“nove vecchi papi, nove patriarchi e nove logofeti”) di quel monastero è “molta e lunghissima” e che veniva fatta di sera, di notte e all’alba, durante tutte le settimane. Al grande servizio sono presenti Dio stesso e tutti i santi, e navi cariche di offerte provengono da tutte le parti del mondo. Questa ripetizione simbolica del numero nove nella leggenda del santo monastero bianco nell’isola bianca evidenzia la perfezione del centro spirituale, perché tradizionalmente il numero nove è quello che conclude il ciclo decimale e corrisponde allo sviluppo concreto della decina sacra .

 

Un’ipotesi della terra sacra di Iperborea

il monte Uomo, che in rumeno è Muntele OM

Il noto esoterista e ricercatore spirituale Vasile Lovinescu parla nel suo libro “Dacia Iperborea” dell’antica tradizione spirituale dell’area dei Carpazi, evidenziando il fatto che l’Iperborea della tradizione greca, la cosiddetta area divina avvolta nel mistero, corrisponde alla stessa Romania. L’isola bianca è chiamata nelle fonti greche (come afferma Ecateo di Abdera) Helixeea o Nesos Macaron – l’Isola dei beati. Il tempio dell’Insula Albă di cui parla Ecateu di Abdera fu finalmente scoperto nel 1823 da una spedizione russa, e lo studioso Kohler lo descrive così: “Le mura sono ancora alte 1,66 m. La costruzione è quadrata con un lato di 30 m. Il tempio era costruito con blocchi molto grandi di calcare bianco, tagliati rudimentalmente e posti uno sopra l’altro, senza malta. Il tempio di Apollo nell’isola di Leuke e gli edifici di cui abbiamo scoperto le rovine sono di grande antichità e di un tipo descritto sotto il nome di architettura ciclopica. Siamo stupiti dalle dimensioni impressionanti di questo edificio. Nell’antichità era decorato con marmo bianco. Si chiamava Leuke proprio per il candore dei suoi edifici. È noto che tutti i templi di Apollo erano costruiti in pietra bianca.”

l’isola dei serpenti

Vasile Lovinescu ha evidenziato l’inclusione dell’Isola Bianca in uno spazio geografico sacro, dimostrando che secondo fonti greche, la Luna (Selene) può essere vista dall’Isola Bianca degli Iperborei, che è un po’ più lontana. In realtà, di fronte all’Isola dei Serpenti nel Mar Nero, sul braccio centrale del Delta del Danubio, si trova proprio il porto di Sulina, che un tempo si chiamava Selina, come citato anche da Costantino Porfirogeneto, nell’opera “De amministrazione Imperii”. Lovinescu nota inoltre che l’Isola Bianca corrisponde nella tradizione greca al dio Apollo, e Selene (Sulina) corrisponde alla dea Diana, e che tra il braccio superiore e quello centrale del Delta si trova una laguna che è molto significativamente chiamata Letea. Oppure, nella tradizione greca, Leto è la madre di Apollo e Diana. Un po’ prima del punto in cui il Danubio si divide in tre bracci, sull’impugnatura di questo tridente si trova proprio il porto di Tul(ce)a. Tuttavia, in molte tradizioni, Tula è il nome stesso del centro del mondo. Lovinescu nota inoltre che l’Isola Bianca è circondata dal Mar Nero, che attraverso il suo colore saturniano fa un riferimento simbolico alla credenza nel potere divino del Tempo e dell’Eternità, il dio Crono nella tradizione greca. Notiamo inoltre che tutti questi elementi geografici sono posti sul parallelo di 45 gradi, a metà strada tra il Polo e l’Equatore, il che è un’ulteriore conferma di una scelta deliberata e perfino divinamente ispirata del luogo in cui è posto il centro spirituale.

Nella tradizione popolare rumena si parla di un popolo misterioso, i Blajini o Rohmani, che sono santi e che vivono vicino all’Apa Sâmbetei. Il loro paese si chiama Macarele, cioè appunto l’Isola dei beati (vedi Nesos Macaron, il suo nome greco). Il loro re si chiama Ion Sânt Ion o Ler Împarat. I Rohman custodivano il segreto dell’acqua viva e dell’acqua morta. Non a caso, il popolo romeno celebra ancora la Pasqua dei Blajin o Rohman una settimana dopo la Pasqua cristiana.

 

I valori profondi della società Gilanica

A Genova, qualche anno fa si tenne presso il Centro di Lingue e Studi Orientali (CELSO) una conferenza dal titolo “La civiltà della Dea“, tenuta dal prof. Carlini, sociologo, studioso di fenomeni migratori, che ha dimostrato ampiamente l’esistenza di una fiorente civiltà appartenente al periodo conosciuto come Neolitico, tra il III ed il VII millennio a.C.
A dimostrazione che per migliaia d’anni la gente sapeva come vivere in armonia, grazie in particolare agli studi di Marija Gimbutas che l’hanno portata a concludere:

“Il principio su cui si fonda ogni civiltà si trova a livello della sua creatività artistica, nei suoi progressi estetici, nella produzione di valori non materiali, nella garanzia della libertà individuale che rendono significativa e piacevole la vita di tutti i cittadini, nel quadro di un equilibrio di potere equamente ripartito tra i sessi.
Il Neolitico europeo non è stato un tempo “prima della civiltà”, è stato invece una vera e propria civiltà nella migliore accezione del termine.

La Gimbutas coniò in tal senso il termine di società gilanica (da “gino” e “andros”), come una società di armonia tra il femminile ed il maschile, una società che definì ginocentrica nel senso non tanto di matriarcale (potere alle donne…) quanto della capacità dei suoi membri di onorare il femminino, nel pieno rispetto di Madre Natura.

 

Le lingue cosiddette “neolatine” furono derivazioni della lingua dei Daci

Addirittura, sul piano linguistico, vari studiosi europei ed americani affermano che quelle che vengono chiamate lingue neolatine siano in realtà lingue derivanti dall’antica lingua dei Daci. Da cui i termini come Deutschland (Germania), Dutch people (gli Olandesi), la lingua d’Oc in Francia.

E’ infatti da rilevare come la lingua rumena sia – stranamente solo in apparenza – più ricca della lingua italiana, quando solitamente una lingua derivata ha un vocabolario ridotto rispetto a quella originaria. Si nota come la lingua italiana sia molto più ricca di sfumature rispetto ad altre lingue, eppure quella rumena lo è ancor di più. 

Gli ariani sono coloro che arrivarono, da fuori, in India e portarono la conoscenza dei Veda – i testi fondamentali della saggezza indiana – che inizialmente giunsero appunto per via orale e che poi in India vennero trascritti. Ma i Veda non sarebbero un patrimonio indiano, bensì giunto nella terra del Bharat.

Insomma, molte sono le indicazioni che indicherebbero l’esistenza di un passato ignoto, di una civiltà avanzata nonostante a storia ci insegnino che si viveva ancora in modo molto primitivo; una civiltà addirittura durata 4mila anni! e che venne poi sbaragliata dall’arrivo di popoli guerrieri (i Kurgan), che portarono la distruzione della culla europea e introdussero l’attuale civiltà, fatta di armi, terre da conquistare e spiritualità da cancellare. Una terribile era all’insegna del patriarcato che, anziché onorare, schiaccia e reprime il femminile: sfruttando anziché rispettare ogni forma di vita (la Natura), negando o temendo la sensibilità, libertà ed intuizione della Donna, ignorando e pervertendo in misera sessualità la sacralità dell’Eros puro e sublime.

Ancora tanto c’è da scoprire sul passato dell’umanità nel pianeta Terra, ma intanto riportiamo la Bellezza, l’Amore e l’Armonia – caratteristiche tipiche del femminile – al centro della nostra esistenza, con la loro capacità di nutrire profondamente gli animi.