L’ineffabile atto di percepire

La tradizione millenaria del sistema yoga indica che in ogni atto di consapevolezza sono presenti tre aspetti distinti che compongono la cosiddetta triade percettiva (triputipratyaksha). Ogni processo di presa di coscienza rivela l’oggetto, la conoscenza e il soggetto che compongono la triade percettiva. L’oggetto della conoscenza è percepito quando e correlato ad una qualche forma di conoscenza. Inoltre, la conoscenza manifestata rivela l’oggetto. La conoscenza di sé si auto-rivela, ma non rivela solo se stessa insieme all’oggetto conosciuto, rivela anche l’io che conosce, che è il suo substrato essenziale.

Nella tradizione spirituale orientale la conoscenza è comparata con la manifestazione della luce. La luce rivela l’oggetto con cui è associato, cosi come la conoscenza rivela l’oggetto con cui è collegata. La luce non ha bisogno di un altro aspetto per rivelarsi. Ha una luminosità intrinseca e così si auto-rivela. Allo stesso modo, la conoscenza non ha bisogno di un’altra forma di conoscenza per essere percepita, perché ha una luminosità intrinseca attraverso la quale si auto-percepisce. La luce non solo si auto-rivela, ma rivela anche il suo oggetto. Inoltre essa rivela, analogicamente parlando, lo stoppino della lampada che lo genera, ma anche il suo substrato. Allo stesso modo, la conoscenza non rivela solo se stessa e il suo oggetto, ma rivela anche l’io conoscente, che è il suo substrato. In questo modo, ogni atto di conoscenza proietta la sua luce misteriosa sul soggetto conoscitore.

Secondo la visione degli yogi avanzati, un atto di consapevolezza non può essere percepito direttamente. Esso può al massimo essere dedotto dalla capacità di essere coscientizzato (jnatata). L’atto della conoscenza viene dedotto dalla presa di coscienza dell’oggetto della conoscenza e non è un oggetto della percezione. Noi percepiamo la conoscenza attraverso la percezione interna, attraverso la mente, simile al modo in cui percepiamo un oggetto esterno, attraverso la percezione esterna attraverso i sensi. In generale, la conoscenza si auto-illumina, si percepisce di per sé, ma non come oggetto esterno, perché non ha la natura di un simile oggetto. Un atto di conoscenza non viene percepito attraverso un altro atto di conoscenza, ma attraverso se stesso, perché detiene una luce intrinseca. Questa realtà essenziale, sottile e leggera, che è la luce intrinseca della conoscenza, è una realtà pura, non toccata dalla comune natura delle percezioni esterne di tutti i tipi.

 

Il come percepiamo definisce il nostro mondo

Essa non è solo la fonte e l’essenza della coscienza, ma da essa si manifesta la capacità misteriosa della trasfigurazione, che fornisce alla consapevolezza un orientamento essenziale, luminoso e nello stesso tempo unificatore.

La trasfigurazione è una modalità di trasformazione superiore, che si manifesta in intima vicinanza coi processi di conoscenza, di percezione e di consapevolezza. La trasfigurazione rende possibile la rapida messa in uno stato di risonanza occulta dell’essere umano con alcune energie sottili superiori divine, con alcune sfere di forza e aspetti elevati, sublimi, del Macrocmosmo. La trasfigurazione illumina in modo misterioso l’atto della percezione e della consapevolezza, dandogli un supporto archetipale, universale ed essenziale.

Quando la trasfigurazione accompagna l’atto percettivo oppure quello di coscientizzazione, essa induce una misteriosa capacità trascendentale nel rapporto diretto tra l’oggetto e l’atto della conoscenza stessa. La trasfigurazione permette di attrarre, nel microcosmo individuale della persona umana che lo risveglia in maniera adeguata, la disponibilità a perseguire una capacità percettiva superiore. Lo stato ineffabile di percezione e consapevolezza pura e trasfiguratrice fa si che gli elementi della realtà esterna siano da filtrare in qualche modo, dopo un criterio superiore selettivo, che è in grado di permettere il riconoscimento della sorgente essenziale di tutti gli attributi sensoriali.

 

Beati i puri di cuore, perché nei loro occhi si rivela la luce del Sé

Nello stato ineffabile della percezione e consapevolezza pura, trasfiguratrice, l’essere umano percepisce se stesso, percepisce l’oggetto e l’atto della conoscenza stessa da una prospettiva luminosa essenziale. La purezza e la trasfigurazione, che sono presenti in un atto sublime di conoscenza superiore, permettono la riflessione reciproca, unificatrice, che si produce all’interno della coscienza individuale dell’essere, dei tre aspetti fondamentali che compongono la triade percettiva (triputipratyaksha) e quindi la consapevolezza dell’oggetto, la consapevolezza del soggetto e la consapevolezza della consapevolezza o, in altre parole, la consapevolezza della auto-consapevolezza. Lo stato ineffabile di percezione e consapevolezza pura, trasfigurante rivela l’intimo rapporto che esiste, in modo essenziale, tra il soggetto conoscitore, che in realtà è il Sé Immortale (Atman), e l’oggetto da conoscere (artha), che viene percepito, in questo caso, in modo ineffabile, nella sua essenza indifferenziata, attraverso la percezione pura e trasfiguratrice.

[tratto dal Programma delle Meditazioni del Raduno Internazionale di Yoga della Scuola MISA, Costinesti 2011]