Nel nostro viaggio spirituale chiunque può fare un salto diretto,

dal livello più basso al più alto

di Gregorian Bivolaru, Yogacharya

[NOTA: Questo, più che un articolo è un piccolo Manuale di Conoscenza di Sé.
Consigliamo di stamparlo, per leggerlo meglio, rifletterci su, e rileggerlo all’occorrenza.
È capendo dove ci troviamo, che possiamo fare i passi nella giusta direzione.]

È un’illusione pensare che il nostro percorso spirituale sia essenzialmente diverso da quello degli altri. Tutti gli esseri umani hanno fatto lo stesso viaggio interiore e, in generale, ognuno di noi affronta gli stessi ostacoli interiori, che alla fine riesce a superare.

Non essendo nato pienamente lucido spiritualmente, l’uomo deve diventare sempre più cosciente, con i propri sforzi, che devono essere raggiunti con perseveranza durante tutta la sua evoluzione. Questa difficile missione (per alcuni) deve essere compiuta il più rapidamente possibile da ciascuno di noi. Non c’è dubbio che alcuni si sono evoluti un po’ di più e sono arrivati più lontano di noi, mentre altri sono chiaramente molto indietro rispetto a noi. Per ognuno di noi, tuttavia, l’obiettivo è comune: la LIBERAZIONE SPIRITUALE.

L’uomo diventa veramente unico, solo quando si risveglia spiritualmente. Solo allora riesce a vedere con lucidità e distacco le sue illusioni, gli errori, le chimere e le sue proiezioni immaginative, perché solo allora intuisce la realtà e accetta pienamente il momento presente, così come si manifesta in tutta la sua divina perfezione.

Ecco, di seguito, un sistema di analisi che descrive, nel modo più semplice possibile, le tappe o i livelli che l’essere umano attraversa durante questo viaggio. I diversi livelli di coscienza qui presentati possono aiutarci, nella misura in cui ci oggettiviamo con distacco, rendendoci conto di dove siamo esattamente sul sentiero della nostra evoluzione spirituale.

Attenzione! Questi livelli non sono descritti in ordine crescente. Devi indovinare tu il loro ordine e, implicitamente, i passaggi che devi ancora fare.

 

Quando la realtà spazza via le nostre credenze cieche, possiamo sperimentare lo stato di illuminazione

Il livello delle credenze cieche, non basate sulla realtà

Le credenze cieche e fanatiche non hanno nulla o quasi nulla in comune con le autentiche esperienze spirituali. Soprattutto all’inizio, quando non sappiamo granché, possono darci alcune speranze, ma ad un’analisi lucida e attenta, se le guardiamo con discernimento e distacco queste credenze sono solo illusioni. Una credenza fanatica è una qualunque idea, che sebbene sia piuttosto aberrante, noi la consideriamo come vera, pur senza argomentazioni razionali; cosicché essa, in una certa misura, maschera la nostra paura dell’ignoto e il rifiuto di aprirci al nuovo. Se ci analizziamo con attenzione e lucidità, possiamo vedere come aderiamo, più o meno consapevolmente, a tanti tipi di tali assurde credenze, solo allo scopo (spesso insospettato) di sentirci nella falsa sicurezza di colui che non sa. Ci comportiamo quindi come un bambino, ingenuo e credulone, che accetta tutto ciò che gli adulti gli dicono, pur di avere la sensazione “rassicurante” di appartenere ad un mondo apparentemente protettivo. Il problema grave è però che noi manteniamo queste credenze cieche anche in età matura, senza esserne assolutamente consapevoli. Un modo semplice per testare da soli lo stato in cui ci compiaciamo è prendere coscienza delle situazioni in cui, non appena le nostre credenze ciechesi confrontano improvvisamente con aspetti e cose reali, cominciamo a sentirci tristi, abbandonati, ingannati e depressi.

In questi momenti di apparente fallimento, che possono essere in realtà veri e propri momenti illuminanti, dobbiamo cercare di capire che è molto probabile che ci ritroviamo in quello stato negativo solo a causa della brutale disintegrazione o inganno di quella fede cieca e fanatica. È soprattutto allora che dobbiamo ricordarci come, in fondo, queste credenze e atteggiamenti non hanno nulla a che fare con la splendida, trionfante e divina realtà della vita; che queste credenze le abbiamo prese in prestito per utilizzarle qualche volta, in un certo momento della nostra esistenza ed evoluzione , ma di cui, certamente, d’ora in poi non ne avremo più bisogno. Se da quel momento noi cominceremo invece a basarci sulle nostre esperienze di vita, per guidare saggiamente le nostre azioni, soffriremo sempre meno disillusioni e delusioni.

Non dobbiamo fare promesse che non possiamo mantenere

Il livello delle convenzioni sociali, dei dogmi, dei pregiudizi, dei contratti e degli impegni

In questa fase, utilizziamo le regole e le convenzioni stabilite dalla società e dalle istituzioni legali per stipulare diversi accordi o contratti (come: “Se fai il servizio che voglio, ti ricompenserò con l’azione, il lavoro o il servizio che tu, a sua volta, vuoi”). A livello cosciente questo non sembrerebbe un problema, ma le cose si concatenano, tanto che a volte finiamo per stipulare consapevolmente dei contratti con gli altri o addirittura con noi stessi, contratti che in realtà non corrispondono affatto a chi siamo veramente in quello stadio né con la vera natura dell’altro.

Se a volte sentiamo uno stato di imbarazzo o di vergogna senza motivo apparente, è bene analizzarsi con lucidità e distacco e cercare di ricordare se abbiamo fatto certe promesse che poi non abbiamo potuto o che non possiamo più mantenere. Se in altre situazioni proviamo, ad esempio, rabbia, è molto probabile che derivi dal fatto che un altro non è stato all’altezza delle nostre aspettative.

Proprio per questo è necessario definire in modo molto chiaro e preciso cosa esattamente ci si aspetta dagli altri e poi accettare con lucidità e distacco la realtà, così com’è. In questa direzione, è molto importante perdonare sia noi stessi che gli altri in tali situazioni, assicurandoci che in futuro non faremo promesse che non saremo in grado di onorare in seguito, né essere assurdi, chiedendo agli altri l’impossibile. Rendendosi conto di questi aspetti, dobbiamo essere sempre il più possibile consapevoli e cercare con perseveranza di evitare questo tipo di errori.

 

Abbiamo sempre una scelta tra l’evoluzione spirituale e l’esaudire i desideri inferiori

Il livello delle fantasie dannose e lo scatenarsi dell’immaginazione incontrollata

Finiamo per assestarci a questo livello soprattutto quando siamo “riusciti” nella società e quando abbiamo fatto pieno uso dei suoi dogmi, pregiudizi, regole e convenzioni per raggiungere un certo benessere materiale o per raggiungere una certa posizione sociale riconosciuta. La nostra ricerca interiore continua, concretizzandosi il più delle volte nel desiderio di realizzare fantasie nocive che abbiamo assimilato e che ci dominano. Sopraffatti dall’infatuazione, ora ci sentiamo “realizzati” e “potenti” e ci sembra di non aver più bisogno di nessuno, basta che godiamo di una certa forma di potere.

Tuttavia, nonostante il fatto che ora abbiamo la capacità di realizzare, uno per uno, quasi tutte le nostre fantasie dannose, ci sentiamo ancora frustrati. Esacerbandosi, l’ego (l’immagine superficiale che allora abbiamo di noi stessi) ci spinge oltre, rafforzandosi, verso un essere privo di autentica aspirazione, spingendoci a realizzare altri desideri nocivi. Quando ci accorgiamo che questa agitazione quasi continua offre solo soddisfazioni anemiche e momentanee, occorre analizzarci con lucidità e distacco, per comprendere un aspetto essenziale: tutto questo non sta nutrendo, né mai lo farà, il nostro essere essenziale! Dopo tali comprensioni illuminanti, dobbiamo subito prendere coscienza del perché questi piaceri grossolani ed effimeri non potranno mai riempire veramente e definitivamente quel vuoto interiore che – capiamo ad un certo momento – esiste solo e soltanto a causa dell’ignoranza della nostra vera natura, divina.

Rispetto alle forme di manifestazione sopra descritte, il bisogno profondo di una piena e duratura soddisfazione interiore è qualcosa di ben diverso. Soprattutto allora, per discernere il più chiaramente possibile tra le due tendenze: l’evoluzione interiore e l’appagamento di desideri più o meno grossolani e a volte anche vili, è estremamente utile applicare un metodo efficace e semplice.

UN METODO PER LIBERARCI DAI DESIDERI NOCIVI

  1. Inizieremo concentrandoci nel nostro spazio interiore e, a seconda delle specificità e delle nostre convinzioni, eseguiremo la consacrazione o reciteremo mentalmente una preghiera invocando un santo, una divinità, un essere superiore o faremo semplicemente appello al nostro angelo custode.
  2. Quindi lasceremo emergere i fantasmi nocivi e interiori, per guardarli nel modo più distaccato possibile. Queste fantasie a volte possono essere anche di natura sadica, criminale, masochista, dispotica o materiale (finanziaria). Altre volte, possono derivare da un insaziabile desiderio di potere insoddisfatto. Senza prestare loro alcuna attenzione, lucidi e del tutto distaccati, li lasceremo apparire e proiettarsi liberamente nella nostra coscienza senza giudicarli e senza valutarli affatto, limitandoci ad osservarli, non coinvolti emotivamente.
  3. Subito dopo li scriveremo brevemente su un pezzo di carta, per oggettivarli il più chiaramente possibile.
  4. Dopodiché, sceglieremo quello che appare come il più potente e lo osserveremo mentre si manifesta nella nostra coscienza, fino alla fine, cioè fino al “risultato finale” da noi atteso/desiderato, lasciando solo la nostra immaginazione come campo di manifestazione. Distaccati, cercheremo poi di renderci conto di come tutto sia possibile in questa direzione.
  5. Subito dopo osserveremo la sensazione che accompagna questo desiderio realizzato, impregnando tutto il nostro corpo di questo stato il più intensamente possibile e poco dopo cercheremo di vederne gli effetti o, in altre parole, il risultato. Ci chiederemo allora, sulla base di questo vissuto, se questa fantasia soddisfa davvero i nostri bisogni interiori, profondi, essenziali. E così ci renderemo conto che non è altro che un pallido compenso. E se non ne siamo pienamente convinti, dovremo anche analizzare per quanto tempo quello stato di soddisfazione può essere mantenuto nel campo della nostra coscienza.

Se faremo questa meditazione tutte le volte che è necessario, arriveremo a essere in grado di percepire la vera natura dei nostri fantasmi nocivi, ed è del tutto possibile che così facendo (continuandoli e realizzandoli liberamente fino alla fine, solo nell’immaginazione), quella strana attrazione che esercitano su di noi diminuirà sempre di più, per poi scomparire del tutto.

 

Quando comprendiamo profondamente le nostre esperienze, non prendiamo più in prestito le teorie degli altri

Il livello delle teorie prese in prestito

Questo livello di coscienza appare quando abbiamo vissuto coscientemente e pienamente tutti i nostri fantasmi, scoprendo che il più delle volte non soddisfano le nostre ricerche e bisogni profondi. Ora è necessaria una forte motivazione razionale per continuare il nostro cammino. Dottrine, filosofie, sistemi di pensiero più o meno parziali, cercano tutti di spiegare l’enigmatico “perché” della vita e della realtà. Queste teorie sono certamente molto utili a chi le scrive, soprattutto quando scaturiscono dal vissuto di quella persona. Tuttavia, sono essenzialmente per il resto di noi, nient’altro che prestiti passeggeri dalle coscienze altrui (con cui entriamo inconsciamente e manteniamo la risonanza), che mirano a coprire il nostro stato di delusione o vuoto che sperimentiamo nel quotidiano.

Sappiamo tutti che esistono innumerevoli teorie, più o meno valide, su tutto. Non possiamo capire più di quello che siamo. Per prendere coscienza di questo livello, è necessario cercare, quando leggiamo o parliamo con altre persone, di separare – attraverso la comunione intuitiva e l’empatia – le esperienze autentiche vissute dai vari sistemi di pensiero, costruiti logicamente sulla base delle informazioni fornite da altri . Per questo, non dobbiamo mai aver paura di dire: “Mi rendo conto che questa è solo una teoria” oppure: “Intuisco per risonanza che questa è un’esperienza autentica, vissuta direttamente”. Continueremo quindi a vedere se non stiamo usando tali teorie prevalentemente per nascondere certe delusioni e illusioni che sono sorte in noi a seguito di alcune azioni errate.

D’altro canto, è bene non dimenticare che le nostre esperienze di vita vissute direttamente hanno una realtà definita e che possono veramente guidarci, se sappiamo comprenderle e penetrarne il significato profondo. Questo significato è sempre nascosto ad uno sguardo frettoloso o superficiale della coscienza. Quando queste esperienze di vita sono pienamente vissute e ben comprese, non abbiamo quasi più bisogno di una base teorica presa in prestito da altri per analizzare la causa delle nostre delusioni (che più di una volta, grazie a questi “prestiti” errati, saranno da noi giudicati in modo anomalo).

 

Se accettiamo saggiamente il dolore della delusione, cresciamo spiritualmente

Il livello delle disillusioni

Raggiungiamo veramente questo livello quando scopriamo che tutte le nostre convinzioni, fantasie (realizzate o meno) e teorie finora non ci hanno portato alcuna soddisfazione (felicità) o non hanno offerto una risposta pienamente soddisfacente. In una fase del genere possiamo diventare molto facilmente cinici, spenti, tristi, inerti, a volte anche disperati e soli. Rendendosi conto di trovarsi in questa fase, alcuni cercheranno un aiuto terapeutico per poter prendere coscienza dei propri meccanismi interiori, che in passato li avevano portati a ricercare la soddisfazione coltivando i loro desideri illusori e fantasie nocive.

Per vivere correttamente e armoniosamente questa fase di realizzazione della coscienza, dobbiamo avere un forte senso di accettazione della fase in cui ci troviamo e non rifiutare una chiamata interiore così preziosa. È una fase in cui dobbiamo anche passare ad uno stato superiore di comprensione del nostro essere e accettare con saggezza e distacco tutto il dolore apparente che nasce da questa disillusione. In fondo, non dobbiamo far altro che diventare pienamente consapevoli che tutti questi percorsi superficiali portano allo stesso punto finale: la delusione. La consapevolezza è quindi per noi molto importante, e questa fase rappresenta l’unico modo per maturare e svegliarsi dalle illusioni delle fasi precedenti. Non a caso Gesù diceva: “Conosci la Verità e ti renderà libero!” Pertanto, è utile capire che se non possiamo accogliere pienamente, apertamente e con coraggio questo risveglio, solo apparentemente doloroso (non dimentichiamo che, quasi sempre il meglio è nemico del bene!), cercheremo ancora una volta di aggrapparci ad un’altra illusione per “addolcire ” tanto quanto questo nuovo stato. Al contrario, accettando questa comprensione rivelatoria in modo pienamente consapevole, rimanendo lucidi e distaccati, anche i nostri sogni e le nostre fantasie ci aiuteranno intensamente adesso a crescere spiritualmente.

 

Chi muore prima di morire non muore più dopo la morte

Il livello del panico suicida

Giunto a questo stadio, l’essere ordinario rischia di perdere ogni speranza, precipitando in un’angoscia quasi mortale. Il panico suicida in realtà significa psicologicamente che siamo consapevoli che una certa parte del nostro essere interiore sta per morire, in quanto struttura inferiore, falsa, e quella coscienza superficiale non può continuare ad esistere. In questo momento pericoloso, possono apparire in noi le tentazioni di droghe, alcol o altri mezzi di autodistruzione. In alcuni momenti tutti noi abbiamo sentito più o meno intensamente questo panico, che percepivamo allora come parte integrante della nostra evoluzione.

Adesso siamo pronti a vivere oggettivamente la realtà perché, simbolicamente parlando, stiamo per morire rispetto al passato, a ciò che credevamo profondo e autentico, ma che in realtà era qualcosa di superficiale ed erroneo. Il livello di panico suicida apre le porte dell’immortalità; non a caso si dice che “Chi muore prima di morire, non muore più quando muore”.

Durante questo periodo, se sentiamo di avere la forza interiore necessaria, è molto utile ritirarsi dal mondo per un certo periodo, abbandonandosi consapevolmente, lucidamente e distaccati a questa cosiddetta morte psichica, così necessaria per la nostra rinascita verso la vera realtà. Detto più correttamente, non si tratta della morte in sé, ma piuttosto di rilassarsi, di trascendere, di aprire le mani, abbandonando senza alcun rimpianto ciò che abbiamo tenuto così stretto con i pugni chiusi.

Così facendo, ci renderemo conto che solo le mani aperte possono veramente accogliere quell’aspetto sublime e divino che trasformerà radicalmente la nostra condizione esistenziale.

 

Rinunciamo il rimorso e accettiamo il passato così com’è

Il livello del rimorso – Il Karma

In questa fase cominciamo a renderci conto sempre più profondamente di quanto siamo stati finora “addormentati” dal punto di vista spirituale. In generale, a causa dell’ignoranza, tendiamo a guardare al nostro passato con un sentimento di rimpianto per cose o azioni che abbiamo fatto, oppure a rimpiangere amaramente quelle cose che non abbiamo fatto come avremmo voluto. È molto importante anche accettare questa tappa con lucidità e discernimento, facendo attenzione a non ripetere gli errori precedenti.

 

Affrontiamo con lucidità e distacco il male che ancora imperversa

Il livello della saggezza

Essendo arrivati qui, possiamo imparare sempre meglio da ogni esperienza che abbiamo avuto in passato. Anziché lasciarci sprofondare nella disperazione, ricordando ad esempio gli eventi o le occasioni irripetibili che abbiamo perso, potremo ora utilizzare esattamente le stesse esperienze come importanti strumenti o mezzi di evoluzione spirituale.

Possiamo accettare pienamente l’idea che tutto ciò che è stato e tutto ciò che abbiamo vissuto finora non sia stato, né più né meno, che il processo evolutivo che doveva condurci in questo modo nel momento presente. A questo punto non sentiremo più alcun senso di colpa paralizzante o rimorso tormentoso; tutto questo sarà sostituito da un costante sentimento di amore e gratitudine che si irradierà dal nostro cuore e nobiliterà lo sforzo di assimilare nel modo più corretto possibile le lezioni di vita.

Prima di procedere alla descrizione dell’ultimo livello, che può essere raggiunto nel corso della lenta evoluzione di ogni essere umano ordinario, dobbiamo dire che è possibile per chiunque passare dal livello più basso direttamente al più alto. Questo è sempre solo un problema di saltare e mantenere o accettare la predominanza di una certa energia che ci permette di rimanere in quel stato.

Accettando o indulgendo sia il bene che il male appartengono ugualmente alla nostra vita ordinaria e cercare solo di negare e nascondere il male che ancora esiste in noi può solo tenerci legati, incoscienti e addormentati. Quindi non dimentichiamo che IL BENE E’ L’ASSENZA DEL MALE E IL MALE E’ L’ASSENZA DEL BENE. Cercare sempre di nascondere o cercare di non ammettere nemmeno a noi stessi i nostri stessi errori è solo un sotterfugio mentale con cui ritardiamo notevolmente la nostra evoluzione. Solo affrontando con coraggio, lucidità e distacco il male che di tanto in tanto può ancora imperversare in noi, potremo raggiungere lo stato di armonia interiore e di divinizzazione. Questo confronto oggettivo fondamentale, tuttavia, non ha nulla a che fare con alcun senso di colpa. Questo stato emana dalla volontà di attraversare consapevolmente ogni fase della nostra evoluzione naturale. In questi momenti, a volte molto difficili, è molto bello se possiamo permetterci di ritirarci nella solitudine e osservare con attenzione e distacco tutto ciò che accade allora nella nostra anima.

In questo senso ci sono più che mai di prezioso aiuto le pratiche Yoga, eseguite correttamente, la Meditazione profonda, i digiuni consacrati appositamente e la preghiera fervente: fatte con tutta l’anima, queste modalità spirituali possono accorciare enormemente i periodi critici. Ma siamo noi a dover agire, nient’altro può davvero aiutarci anche se facciamo del nostro meglio.
È importante inoltre sapere che solo colui che ha raggiunto il livello della saggezza troverà aiuto in questo ritiro nella solitudine; colui che solamente crede o immagina di aver raggiunto questo livello, può ritrovarsi a “cadere” come livello di coscienza.

 

L’Esperienza oggettiva

Il livello Zero

Vivere veramente nella realtà divina oggettiva è in realtà accettare con piena saggezza tutti gli eventi della vita. Non potremo mai entrare nel flusso divino del presente se neghiamo o rifiutiamo i suoi fatti o aspetti oggettivi. Questo è impossibile. Voltare le spalle alla realtà, quando effettivamente ci circonda da tutte le parti, è contribuire al fallimento della verità. C’è solo una realtà chiara: quello che è successo e quello che si sta svolgendo attraverso aspetti, fatti ed eventi che, per la loro oggettività, non possiamo negare.

Per raggiungere questo stato superiore di coscienza ci può aiutare la semplice tecnica che presentiamo di seguito.

LA TECNICA “SOGGETTIVO-OGGETTIVO”

Per questo, possiamo considerare qualsiasi evento importante della nostra vita, ad esempio la nostra prima esperienza amorosa-sessuale. Ha segnato ciascuno di noi in una certa misura, perché l’abbiamo vissuta più o meno condizionati dalle credenze, dai pregiudizi e dai dogmi dell’educazione, oltre che dalle nostre fantasie.

Lo scopo di questo semplice esercizio è quello di operare una separazione la più netta possibile tra l’interpretazione romantica, affettiva, emotiva dell’evento e il suo aspetto oggettivo, che consiste solo nella lucida narrazione dei fatti. Questo è un ottimo modo per prendere coscienza delle nostre proiezioni immaginative (che generano comunque risonanze, buone o cattive) sull’esperienza vissuta e vedere come abbiamo perpetuato il suo contenuto soggettivo.

1. Per questo ci sediamo in uno spazio che, per la carica emotiva ma soprattutto sottilmente energetica, possiamo chiamare “il nostro spazio personale” e prendiamo una matita e un foglio di carta o eventualmente un registratore con il quale possiamo registrare noi stessi.

2. Sceglieremo quindi un certo evento della nostra vita che vogliamo chiarire.

3. Poi iniziamo a parlare o scrivere, descrivendo l’evento come se stessimo raccontando una storia con tutta apertura e sincerità ad un amico intimo. Naturalmente, lo faremo in modo personale, influenzati dalle credenze, dai pregiudizi o dalle idee prese da altri, dalle nostre speranze, nonché dalle emozioni e dal romanticismo di quel tempo. Avremo cura di integrare tutte queste sensazioni soggettive nel nostro racconto.

Quando considereremo di aver terminato la narrazione soggettiva, entreremo pochi minuti dopo in uno stato di massima lucidità e distacco, preparandoci a narrare dalla prospettiva del nuovo stato lo stesso evento, che ora racconteremo solo per mezzo di fatti concreti, come allora avremmo assistito a quell’esperienza da dietro uno schermo di vetro perfettamente trasparente, osservando con curiosità e distacco tutto ciò che accadeva dall’altra parte del vetro. Descriveremo una seconda volta la rispettiva scena, come se i rispettivi personaggi dell’azione fossero per noi solo attori sconosciuti. Ora racconteremo tutte le loro azioni concrete in modo formale e impassibile. E soprattutto (attenzione!), non tralasceremo alcun dettaglio.

4. Il giorno successivo rileggeremo o riascolteremo la registrazione audio delle due storie e, senza attribuire loro alcun valore, noteremo globalmente le differenze che esistono tra la narrazione soggettiva e quella oggettiva. Naturalmente, lo scopo di questa semplice tecnica non è quello di rimuovere qualsiasi contenuto emotivo dell’evento, ma di separarlo dalle risonanze soggettive che a volte ci disturbano quando lo ricordiamo e che si insinuano negativamente nelle nostre azioni e pensieri, spesso in modo inconsapevole.

Possiamo utilizzare con successo questa semplice tecnica per chiarire in modo completo e rapido tutte le situazioni che un tempo generavano uno stato di contraddizione molto forte. Questo modo insolito di giustapporre due racconti/narrazioni, ciascuno con una qualità o un’enfasi diversa, ci aiuterà molto a evidenziare più rapidamente gli aspetti reali e autentici di qualsiasi evento.